Tratto da una articolo di Gente Viaggi.........
Arriviamo a .................
Villa D'Este.

La bellezza, la ricchezza. Il lusso, la storia. Arrivare al Grand Hotel Villa
d' Este mette in scacco certe parti di te: un certo moralismo, L' istintivo desiderio d'un mondo egualitario,
senza picchi estetici ne in basso ne in alto, ne slums ne dimore come questa. TI lasci alle spalle la graziosa
minuscola Cernobbio, affacciata sul lago di Como, casa chiesa imbarcadero, un gazebo, un tendone bianco,
barchette manzoniane, e, dopo una curva in salita e un arco di pietra, entri in un parco
fitto e vastissimo: un albergo( Niente fa
presagire la banalità di un servizio al viaggiatore, sia pure benestante sfondato, la
sensazione è di arrivare a Palazzo. Siamo stati invitati( Un impulso che ha radici in
antiche timidezze ti porta ad abbassare lo specchietto di cortesia, a controllare
labbra e occhi, ti guardi le scarpe, la giacca, maledici ogni singola grinza dei pantaloni
stropicciati. La Principessa se ne avrà a male? La Principessa è stata sostituita da
un impeccabile direttore, Claudio Ceccarelli, che ti viene incontro gentile
ammorbidendo l'impatto con i saloni. I divani Ottocento, i quadri d'epoca, la scultura
del Canova (autentica, tu puoi anche preferire Rodin, ma è comunque un bello\choc, in un albergo), i broccati, i tap-
peti. La Villa, che attraversi chiacchierando, è stata costruita nel 1568 sulle rovine di
un convento dove, in pieno XV secolo, un manipolo di monachelle aveva trovato rifugio dalla guerra civile.
L' ha fatta costruire il figlio di una famiglia influente, i Gallios,
diventato, come capitava ai nobili intraprendenti, cardinale sotto Pio IV. Sontuosa
e sobria a un tempo, ha dimensioni cui non siamo più abituati. Non ci sono camere,
ma saloni con letto. Gli armadi sono stanzette, i bagni hanno la dimensione di
una
camera normale, in un buon albergo. Ogni ospite ha una terrazza affacciata sul lago,
da cui può godere malinconie antiche: l'acqua ferma riflette le ombre degli alberi
secolari; il lago di Corno, lungo quarantacinque chilometri e largo soltanto tre, è
davvero un lago, da ogni punto d'una riva vedi l'altra. La sponda su cui brilla Villa
d' Este è quella più favorita dal sole e lì ce ne sono molte altre, di ville. È divertente
contarle dalla barca, tutte allineate, fascinose, circondate di boschi e boschetti,
macchiate di roseti. L'elenco dei proprietari spazia dal famoso stilista al re del
ketchup, dai magnati dell'acciaio a quelli della seta. La perla è Villa del
Balbianello, regalata dal figlio del fondatore de La Standa, Guido Monzino, al Fai (Fondo italiano
per l'ambiente), che mette in mostra la sua vasta collezione d'arte antica raccolta in
tutto il mondo e, come fermata in un fotogramma, tutta la vita di questo gentile
miliardario-esploratore: una gigantesca scrivania, la slitta con cui conquistò il Polo
Nord, il primo piumino mai confezionato al mondo con cui si difese dal freddo, ma
soprattutto sale piene di libri e di silenzio. Torno a Villa d' Este con la sensazione che
non esista soltanto il fracasso e l'esibizione della Costa Smeralda. C'è anche un modo
elegante e pregiato di essere ricchi. I La ricchezza, la bellezza. Uno pensa al
Brambilla, siamo a pochi chilometri da Como capitale della seta, a un'ora da Milano
con le sue berlusconate: il silenzio, la sobrietà e l'eleganza sono una bella sorpresa.
Il parco, per esempio: si estende smarginato, gli alberi hanno tronchi vecchi
sei secoli, rami contorti e forti.

Senti gli uccelli, cigolano e cinguettano e tubano,
giocando col mormorio dell'acqua, nascosti da fronde esagerate. Di tanto in tanto le pale di un elicottero con il loro
verso metallico provocano un frullare d'ali in fuga, poi l'elicottero atterra, scende
qualche principe moderno, i volatili tornano ai loro nascondigli. E gli umani, come mai producono così
poco rumore? Tra l'edificio principale e il Queen Pavillon ( costruito nell'Ottocento
praticamente nel lago e con una facciata trompe-l'reil che è un capolavoro di
antica virtualità) ci sono 162 tra camere e suite. l.:hotel è sempre esaurito o quasi. il
silenzio è magia o repressione degli istinti? È vero che le elite sono meno rumorose?
Mi aggiro curiosa per il parco, i tre ristoranti (ce n'è perfino uno giapponese,
ottimo ) , la piscina, che dondola, acqua sull'acqua. Mi infilo nella vasca di idromassaggio ,
anch'essa poggiata sul lago. Curioso nella piscina dei bambini, tutti biondi, tutti belli,
con certe faccette da angeli tristi che qualcuno, un giorno, cercherà di spiegarmi. Mi
arrampico fra due cascate d'acqua sul sentiero del Percorso Vita, fino alla
fortificazione militare scavata nella parete rocciosa del monte sovrastante il parco nel XIX
secolo. Cammino quasi un'ora, senza mai uscire dall'albergo. Sempre immersa nel
silenzio. Scendo nei sotterranei e trovo un fitness center: una stanza dove si gioca a
squash, una dove si simula il golf, un bagno turco, una sauna. Nessuno grida, molti
sudano. Come mai? Certo gli italiani sono ben scarsamente rappresentati. La
clientela, mi confermano, è composta al 60 percento da americani, da un 18 di inglesi, e
poi un 12 di italiani e un lodi tedeschi. Tutto il personale, infatti, è
splendidamente bilingue: dal maitre all'ultimo dei facchini , tutti sembrano educati a Oxford. Come
hanno fatto? Il direttore, maestro nel poco italiano esercizio dell'
understatement, minimizza: «Curiamo molto la formazione». Infatti. Una mattina chiedi che il caffè sia
molto caldo, dieci anni dopo ritorni e un cameriere ti sorride: «Lei il caffè lo ama
molto caldo, vero signora?». Altro che «terziario avanzato» , qui siamo
contemporaneamente nell'Ottocento e sulla Luna. Incontro l'amministratore delegato della
società Proprietaria (il padrone, si sarebbe detto ai tempi delle ferriere), Jean Marc
Oroulers: alto, distinto, bellissimo, lieve accento francese, sguardo cortese e
svagato. Un cast director non avrebbe potuto sceglierlo meglio, il padrone di casa. Tutto
troppo perfetto. Nervosa, trasformo la mia ricognizione in una caccia ai difetti. Se sul-
l'arredamento, il servizio, la ristorazione, il decoro, il sonoro e il paesaggio non posso
beccarli, li beccherò sulla beauty farm. In quel settore lì ho esperienza, personale e
culturale. Non mi fregano, se è tutta scena lo saprò. Mi chiedo: perché in questo
luogo di delizie, il terzo miglior albergo del mondo citando Gourmet Magazine, hanno
pensato di aprire un centro estetico? Perché nella bellezza assoluta del luogo non si
può non essere belli? È forse uno scenario in cui la cellulite non è ammessa e la ruga
deve ricordare la dolcezza di una pergamena e non la tristezza di un intonaco
scrostato? Entro avvolta in un accappatoio bianco in un chiostro dalle luci basse, alle pareti un
verdi no ruvido simula una grotta d'alto rango l'antro vellutato di
fattucchiere esclusive.

Una musica new age impone relax. Mi consegno, come sono solita fare, senza
domande: vengo massaggiata con qualcosa che elimina le cellule morte superficiali e
poi avvolta in una mousse di argilla bianca e argilla verde ventilata, fitoestratti e olì
essenziali. Mi incartano come per infornarmi e resto h, fra arpeggi e cinguettii e risacche
registrate, in un tepore neonatale. Dopo venti minuti mi sveglia una fanciulla
educata alla dolcezza, mi ripulisce sotto una doccia a temperatura corporea e quindi mi
massaggia per un tempo generosamente
esteso con una crema che contiene anche acido ialuronico e mucillaggine vegetale.
La pelle del corpo è liscia, elastica, la mano scivola soddisfatta. Per sintonizzare il viso
sulla giovinezza del corpo accetto una macchina che, dopo le opportune creme
maschere e massaggi, mi percorre i lineamenti rassodando la muscolatura sotto
l'epidermide. Tòtalmente incruenta, effetto immediato: la pelle tira un po'. Riutilizzata
un certo numero di volte dovrebbe salvare anche le vecchie ragazze di faccia tonda
(io ce l'ho magra), quelle che vent'anni fa erano irresistibilmente carine e sul far dei
quaranta incominciano a smottare in una mollezza di guance e doppi menti. Le operatrici estetiche
spiegano instancabilmente quello che fanno, con proprietà e chiarezza: diffidano dall'esposizione diretta al
sole, insegnano a mantenere le posture corrette, evitano accuratamente di dirti che sei bella dentro, che ogni età ha il suo
bello, che l'apparenza non è tutto. Sanno che sei lì perché vuoi combattere il tempo
e sfacchinano per soddisfare le tue esigenze senza costringerti a stipulare patti col
diavolo. Ne esci riconfortata.
È l'ora dell'aperitivo sulla terrazza; c'è il
fascino dell'immobilità, un tempo fermo
che ferma il tempo. Niente che ti ricordi il fluire un po' volgare delle ore e dei giorni,
l'implacabile, inarrestabile modernità. Nemmeno un oggetto, non un posacenere, una
tovaglia, una barca. Nemmeno, se mi concedete l'accostamento un po' audace, quella figura professionale così contemporanea,
spesso serializzata in «sciurette» di carriera col birignao e la borsina di Gucci che è la Pi
Ar (sta per public relation). La signora che si
occupa dell'immagine di Villa d' Este è, anch'essa, unica e irripetibile. Si chiama
Giovanna Covoni Salvadore, ha una biografia romanzesca, relazioni che spazi ano dal
defunto William Faulkner a Helmut Newton, una radicata consuetudine americana che le
ha permesso di scrivere, in inglese, un bel libro su Villa d' Este introdotto dallo scrittore
Joseph Heller (quello di Comma 22), una conversazione affascinante e un'età da
esibire con l'allegria delle donne di forte personalità. Una vera sorpresa. A lei confido la mia intima convinzione
sulla beauty farm inclusa in questo paradiso che sembrerebbe non averne affatto
bisogno: «Sai» dico, perché do sempre del tu alle persone che mi piacciono, «qui è più
rassicurante farsi restaurare, perchè appena esci dall'abbraccio dell'argilla tiepida sei,
contemporaneamente, più giovanile e più libera dall'ossessione di essere giovane. li
guardi attorno ed è tutto un inno in gloria alla durata, alla storia, al passato. È quasi una
caduta di gusto averli davvero, i sovrastimati vent'anni. Meglio metterli in scena,
decorarsi dei segni esteriori della gioventù, come in un trompe-l'oeil; come la facciata del
Padiglione della Regina».

DI VILLA
IN VILLA
In battello tra i grandi giardini chi non rientra nelle categorie
Capi di Stato o d'alta finanza (quelli dei famosi meeting a Cernobbio) può scorrazzare a
Suo piacimento,senza guardie del corpo, in battello (prenotazioni presso la conciergerie). Spiccano,
imperdibili tra tante, le azalee e i tesori di Villa Carlotta, a Tremezzo, e il giardino di Villa
del Balbianello a Lenno, cui si accede dal lago ( info: Grandi Giardini Italiani, tel.031.756211;
Fai, tel. 02.4676151), di fronte alla romantica Isola Comacina,
l'unica in tUtto il lago. A Lenno, la produzione d'olio d'oliva risale alla Magna Grecia: al
Premiato Oleificio Vannini, le olive, raccolte Con la brucatura
a mano, sono ancor oggi macinate a pietra e spremute a
freddo. A Bellagio, sul promontorio che divide il lago
di Como nei due rami, ecco Villa Melzi e Villa Serbelloni,
sede della Fondazione Rockefeller. Nel vicino territorio svizzero, da visitare a
Lugano il Museo d'Arte Moderna e la collezione del Barone
Von Thyssen a Villa Favorita o, per tentare la fortuna, il Casinò di Campione.


